lunedì 20 marzo 2017

Il mistero della candidatura di Lecce a capitale europea della cultura


In questi ultimi tre mesi siamo stati impegnati come redazione de La Carrozza a seguire le intricate, intriganti ed effervescenti vicissitudini che riguardano la candidatura di Lecce a capitale europea della cultura per il 2019. Ora ci sarebbe da dire parecchio sulla plausibilità di questa candidatura, ma nell’aria c’è un grande entusiasmo, e smorzare così tanta soddisfazione ci parrebbe davvero un sinistro delitto. Intanto come sempre su internet non ci si è persi in chiacchere. Su Facebook (questo è il link per quanti volessero collegarsi https://it-it.facebook.com/lecce2019 ) si trova la pagina del progetto che nella sezione delle info spiega così. “Capitale Europea della Cultura è un progetto di sviluppo urbano legato ad una strategia a lungo termine per la città e la provincia di Lecce. Lo sviluppo sociale, economico, infrastrutturale, giovanile, culturale sono parte integrale della domanda di partecipazione per LECCE2019. La domanda di partecipazione è un motore per lo sviluppo e una grande opportunità per la città e la provincia, un modo per lavorare insieme e raggiungere un cambiamento significativo per la comunità leccese e per la sua provincia. E’ infatti una fantastica opportunità per imparare a pensare diversamente e reinventare e rafforzare la dimensione sociale della città per creare una nuova cultura urbana.”  Le premesse sono molto interessanti, ma serve molta più carne a cuocere per avere un quadro chiaro e preciso sul perché il capoluogo salentino può ambire a questo riconoscimento (che vede tra l’altro coinvolte le province anche di Lecce e Brindisi che si stanno rimboccando le maniche per farci vincere). Tra febbraio e maggio di quest’anno, abbiamo seguito alcune tracce, abbiamo fatto domande, siamo stati solleciti ad ascoltare diverse voci, ma sostanzialmente siamo rimasti con un pugno di mosche in mano. Siamo stati alla Fondazione Ico Tito Schipa per sentire Eraldo Martucci il quale ha supposto che la candidatura è forse da attribuirsi alla grande tradizione musicale che Lecce ha avuto nella storia per l’Italia e per l’Europa; siamo stati alla sede della casa editrice iQdB Edizioni di Stefano Donno e l’editore ha supposto che forse la candidatura è da riferirsi ai forti legami storici che la città ha con ordini cavallereschi nobiliari. Abbiamo sentito diversi esponenti del mondo della comunicazione da Gloria Indennitate della Gazzetta del Mezzogiorno, a Teo Pepe del Nuovo Quotidiano di Puglia, da Mauro Marino di Paese Nuovo, a Danilo Lupo di TeleRama, da Gino Greco di Radio Venere a Luisa Ruggio di Salento WebTv, da Pierpaolo Lala di Cool Club a Tony Corlianò di Radio System Network. Più o meno tutti hanno concordato sul fatto che una serie fortunata di contingenze comunicative sul brand Lecce e Salento, hanno trasformato questa porzione d’Italia in un centro di interessi economico-culturali di appetibilità mondiale per grossi investitori. Sembra infatti che in questi giorni il sultano del Brunei dopo aver visto le luminarie di Santa Domenica a Scorrano e aver visitato Lecce by night, avendo appreso della notizia della candidatura di Lecce a capitale europea della cultura per il 2019, pare si sia subito offerto di sostenere generosamente con dei sonanti petrol/dollari la campagna promozionale in questione. Abbiamo seguito proprio in questi giorni un piccolo meeting tenutosi alla libreria Liberrima tra alcuni editori (presenti tra gli altri Livio Muci di Besa Editrice, Angela Schena dell’omonima casa editrice, Giovanni Chiriatti di Kurumuny Edizioni) per discutere di proposte culturali ed editoriali da realizzare per irrobustire la proposta della candidatura di Lecce a capitale europea della cultura per il 2019.  Ma ancora c’è qualcosa che ci sfugge. E così tra un pasticciotto all’Avio Bar e un rustico al Bar Carletto, abbiamo tentato di capirci qualcosa. Lecce candidata a capitale europea della cultura per il suo patrimonio storico, artistico, editoriale? Per la sua cultura dell’accoglienza e per le sue ricchissime infrastrutture? Per tutte queste cose messe insieme? Perché grazie al nostro amato sindaco Paolo Perrone siamo riusciti a portare nel cuore del centro Barocco Elio e le storie tese, Daniele Silvestri o i Kings of Convenience? A tutt’oggi non riusciamo a spiegarci perché Lecce, proprio la nostra Lecce debba sopportare il peso di una candidatura che più che un toccasana potrebbe trasformarsi in ingombrante fardello. Ritorniamo in redazione a fare il nostro lavoro, sulle note di Caminante di Mino De Santis pubblicato da Ululati di Lupo editore: “(…) tutto è cultura// Puru ci cangia temperatura// Dante all’Infiernu sta sse ‘mpaura// Pe’ tutti ‘sti omini de cultura.”

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