martedì 21 marzo 2017

Lecce 2019 capitale europea della cultura … ritorno al futuro!



A partire dal 1980 circa l’Università degli Studi di Lecce (oggi Università del Salento) grazie ad un nutrito gruppo di studiosi, ingegneri ed esperti di diverse discipline tecnico/scientifiche diedero il via ad un progetto non solo ambizioso ma impensabile per l’epoca: la realizzazione di una flotta spaziale in grado di compiere esplorazioni sino ai confini più estremi dello spazio conosciuto: nome in codice Solar Weapon Explorer. In base a dei documenti in possesso della nostra redazione possiamo solo dire che non si tratta né di un complotto, né di un’assurdità, ma semplicemente di un dato di fatto che provocherà un grande scalpore nel mondo della ricerca e delle scienze. Per conto mio sono in grado di confermare che questo è ciò che risulta dopo aver condotto le mie ricerche su questo programma di sviluppo tenuto segreto per anni dalle menti più brillanti di Lecce. Non più di qualche mese fa inoltrai una mail al Dipartimento della Difesa, e all’attuale rettore dell’Università del Salento Prof. Vincenzo Zara, il quale ci ha risposto poco dopo con poche laconiche righe: "Circa un'ora fa ho parlato con uno degli ultimi scienziati partecipanti al programma della nostra Università, il prof. Ferdinando Boero, il quale ha confermato che il progetto Solar Weapon Explorer è stato chiuso  da circa un decennio, e ha escluso categoricamente un coinvolgimento diretto o indiretto del Ministero della Difesa o del Governo del nostro paese in questa vicenda.” Noi però della Carrozza non ci siamo dati per sconfitti, visto che se avessimo appurato la veridicità delle fonti e dei documenti in nostro possesso, sarebbe bastato divulgare come autentica la notizia e Lecce sarebbe stata eletta non più capitale europea, ma capitale mondiale della cultura. Pertanto abbiamo indirizzata una seconda mail all’Agenzia Spaziale Italiana sulla questione Solar Weapon Explorer e ad oggi siamo ancora in attesa di una risposta.  Ma cosa abbiamo veramente in mano? Per l’esattezza cinque faldoni farciti di documenti ingialliti che in sintesi (e non possiamo dire al momento nient’altro) ci dicono che il progetto Solar Weapon Explorer è stato un programma classificato dal nostro governo come top secret, e che dopo la chiusura di circa due grandi laboratori sotterranei nei pressi di Torre Veneri, la competenza giurisdizionale e scientifica è passata niente di meno che sotto l’autorità delle Nazioni Unite. Ma ci si potrebbe chiedere come un piccolo giornale satirico come il nostro sia giunto in possesso di materiale così scottanti? Neanche i più acuti giallisti nostrani come Piero Grima, Giuseppe Calogiuri, Paolo La Peruta, Raffaele Polo, Gianni Capodicasa, Angela Leucci, Serena Camboa, (alcuni di loro pubblicato da iQdB Edizioni di Stefano Donno) sarebbero in grado di dipanare una matassa così complessa, così intricata. In tutta questa vicenda in cui ci siamo imbattuti, abbiamo incontrato poche persone che abbiano dimostrato la volontà di rilasciare informazioni (un po’ per paura di ritorsioni da parte di non meglio identificati agenti governativi, un po’ per una serpeggiante incredulità di fondo) se si eccettua la grande generosità dell’americano (salentino d’adozione) Airan Berg (responsabile artistico di Lecce2019) che in più di qualche occasione ci ha incitati ad andare avanti, a non mollare le ricerche conscio del fatto che Lecce sarebbe passata alle cronache mondiali molto prima del 2019. Non più di qualche giorno prima dell’uscita di questo numero della rivista, riceviamo in redazione la mail del prof. Stefano Cristante esperto di sociologia delle comunicazioni di massa presso l’ateneo salentino, che candidamente ci rivela delle notizie a dir poco shoccanti: non più di un decennio fa il prof. Cristante aveva hackerato i computer del Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Salento venendo a conoscenza dell'esistenza di "agenti non terrestri", di una "flotta trasferimenti interstellari" e di un programma segreto chiamato "Solar Weapon Explorer". Nello specifico si tratterebbe di documenti che attesterebbero l’esistenza di circa otto astronavi a forma di sigaro (ognuna grande più di due campi da calcio) e 43 piccole "navi da ricognizione” con tanto di personale “terrestre” e “non terrestre” altamente qualificato (circa trecento unità) co/finanziato dal Governo Italiano, lo US Naval Network, lo Space Command Operations (ex Naval Space Command) e altri sovvenzionatori più o meno privati e più o meno occulti, provenienti da Canada, Regno Unito, Italia, Austria, Russia e Australia, e che attualmente tutte le ricerche e i progressi nell’ambito del Solar Weapon Explorer Project sono condotti in basi militari segrete americane, tra cui la famigerata Area 51 in Nevada, negli Stati Uniti d'America

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